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12.
L’ultima parola di Gesù:
tete,lestai. Abbiamo già analizzato all’inizio del v. 28 il
verbo tete,lestai. In Gv19,28 esso è usato in stretto rapporto con la
coscienza piena di Gesù eivdw.j o` VIhsou/j o[ti h;dh pa,nta tete,lestai
che «ormai tutto era stato portato a compimento». Ciò è messo in
evidenza nel racconto dell’evangelista. Nel v.30 il verbo tete,lestai
non è più legato alla consapevolezza di Gesù, ma Gesù che dice: «è
compiuto!». Tale verbo messo sulle labbra di Gesù, può definire il
momento culminante della Sua missione terrena, in cui Gesù stesso dicendo
«è compiuto!», termina definitivamente tutta la Sua missione. La prima
volta è stato usato dopo aver fatto l’affidamento reciproco fra la
madre e il discepolo amato, la seconda volta viene usato dopo aver preso
l’aceto. Possiamo
notare che tale verbo qui è impiegato nella forma del perfetto di tele,w i cui effetti permangono nel tempo.
L’evangelista, utilizzando tale forma, potrebbe indicare che gli effetti
del compimento della Sua missione terrena, non si esauriscono con la morte
di Gesù, ma rimangono anche dopo. 13.
Reclinando il capo
consegnò lo Spirito. 13.1.
Reclinare il capo. Il momento culminante
della morte di Gesù viene descritto diversamente dai quattro evangelisti.
Nei sinottici troviamo un grido di Gesù prima di morire. L’evangelista
Marco e Matteo mettono le parole del salmista sulle labbra di Gesù: «Dio
mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» (Sal 22,2). Invece Luca si
riferisce ad un altro salmo «Padre, nelle tue mani affido il mio Spirito»
(Sal 31,6), Giovanni invece dice «è compiuto» e subito dopo Gesù
muore:
Anche il verbo che indica
la morte di Gesù è diverso in Giovanni: non è il termine evxe,pneusen, e che Mc e Lc utilizzano, si
trova solo nel contesto della morte (Mc 15,37; Lc 23,46). Si differenzia
anche dall’evangelista Matteo che descrive la morte di Gesù con un
altra espressione: avfh/ken to.
pneu/ma «esalò lo Spirito». Il verbo avfi,hmi è spesso utilizzato nel vangelo di Matteo per
indicare «lasciare le cose, le persone per seguire Gesù»[56]
o nel senso di «perdonare i peccati»[57].
Il quarto evangelista
invece usa due diversi frasi per descrivere la morte di Gesù: «reclinando
il capo, rese (consegnò) lo Spirito» (Gv 19,30). Il verbo kli,nw si trova solo in questo contesto in tutti gli
scritti giovannei, mentre, esso è impiegato da Matteo e Luca nel senso di
«posare il capo» (Mt 8,20; Lc 9,58; ) e in relazione al «tramontare del
giorno» (Lc 9,12; 24,29). Si possono fare almeno
due osservazioni che derivano dall’espressione giovannea «reclinando il
capo, rese lo Spirito». Prima osservazione: nel caso della morte umana,
come notano alcuni autori, l’uomo morente, prima lascia lo spirito poi,
come conseguenza della morte, reclina il capo. Perciò l’espressione
giovannea non sembra indicare la morte normale di una persona.
Letteralmente quest’espressione potrebbe indicare che Gesù, dopo aver
detto «è compiuto», consapevolmente «reclina il capo» come per
riposare (Mt 8,20; Lc 9,58 ). La
seconda osservazione deriva dal fatto che l’espressione kli,naj
th.n kefalh.n si trova nei passi di Lc 9,12;
24,29 dove è utilizzata per indicare «il tramonto del giorno», cioè
vuol dire che il giorno è ormai tramontato, ma dopo la notte viene una
nuova giornata, viene di nuovo l’alba. Forse Giovanni vuol dire che verrà
il giorno del Signore. L’episodio della risurrezione comincia proprio
con un indizio temporale: l’alba prwi<,,, . «Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si
recò al sepolcro di buon mattino (prwi<)» (Gv 20,1). Forse tale
espressione giovannea può indicare che la morte di Gesù non è
assolutamente una sconfitta totale, ma deve essere letta alla luce della
risurrezione. 13.2.
Gesù consegna lo
Spirito: L’espressione
pare,dwken to. pneu/ma è usata solo dal quarto
evangelista per descrivere la morte di Gesù. Il verbo usato è paradi,dwmi, che significa «consegnare».
Nel quarto vangelo tale verbo è adoperato sempre in rapporto con il
tradimento di Giuda nei confronti di Gesù (Gv 6,64.71; 12,4; 13,2.11.21;
18,2.5.30.35.36; 19,11). Invece in Gv 19,16 Pilato «consegna» Gesù
nelle mani dei Giudei per essere crocifisso. In questo contesto il verbo
è usato nella forma dell’ aoristo pare,dwken,
e tale forma ricorre di nuovo solo in Gv 19,30 quando Gesù consegna lo
spirito. Il quarto evangelista, come al solito, non esplicita i
destinatari a cui Gesù poteva consegnare lo spirito, mentre le altre
volte i destinatari di questo verbo sono evidenti: Giuda consegna (pare,dwken)
Gesù ai Giudei per essere condannato, così anche Pilato consegna (pare,dwken) Gesù ai Giudei per poter essere
crocifisso. 13.3.
Il pneu/ma nel vangelo di Giovanni. Il
termine pneu/ma nel vangelo di Giovanni è
usato 22volte o specificato con un genitivo come «Spirito di Dio» o come
«Spirito di verità» (Cf Gv
4,23.24; 14,17; 15,26; 16,13). Le altre volte, lo troviamo senza nessuna
specificazione come nel nostro testo. Tre volte, in tutto il vangelo è
utilizzato per indicare «lo Spirito santo». È
anche adoperato per indicare «lo Spirito di Gesù». Prima
volta, nell’episodio della testimonianza di Giovanni il battista (Gv
1,32-34) riguardo a Gesù, il
sostantivo pneu/ma è in stretto rapporto con la colomba che scende
dal cielo e rimane su Gesù: questo segno, è importante per poter
riconoscere Gesù come Figlio di Dio. Dall’altro lato il termine è
usato per indicare che solo Gesù può battezzare nello «Spirito santo»,
cioè per evidenziare che Gesù è il donatore dello Spirito santo. Anche
in Gv 3,34 possiamo notare che Gesù, che è mandato dal Padre, dona lo
Spirito senza misura: «Infatti,
colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito (pneu/ma) senza misura» (Gv 3,34) E
il dono dello «Spirito» è legato con il Gesù glorificato: «Questo lo disse riferendosi allo
Spirito «pneu/ma» che stavano per ricevere coloro che credevano in lui.
Infatti non c' era ancora lo Spirito«pneu/ma», perché Gesù non era stato ancora glorificato» (Gv
7,39) Tale dono verrà
esplicitamente identificato con lo “Spirito santo”, di cui donatore è
sempre Gesù: «Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse:
“Ricevete lo Spirito Santo!» (Gv 20,21). Giovanni impiega il termine «pneu/ma», anche per rilevare che lo «Spirito»
è la fonte della vita e della nascita: «Gesù rispose: In verità, in verità
ti dico: se uno non è nato dall' acqua e dallo Spirito (pneu/ma), non può entrare nel regno di Dio.Il nato dalla carne è
carne e il nato dallo Spirito è spirito (pneu/ma). Il vento soffia dove vuole, senti il suo sibilo, ma non
sai donde viene né dove va. Così è chiunque è nato dallo Spirito
(pneu/ma) ». (Gv 3,5.6.8; Cf
6,63) A volte è
impiegato anche per indicare l’interiorità
dell’anima di Gesù in rapporto con i suoi sentimenti: «Gesù allora, come la vide piangere
e piangere anche i Giudei venuti con lei, fremette nello spirito (pneu/ma)
e si turbò;» (Gv 11,33) «Detto questo, Gesù fu turbato nello
spirito «pneu/ma» e attestò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi
mi tradirà» (Gv 13,21). 13.4.
La differenza fra pneu/ma e yuch, in Giovanni. Alla luce dei passi su
indicati si può dedurre che il termine pneu/ma
è utilizzato maggiormente per
mettere in rilievo lo Spirito in stretta relazione con la realtà divina. D’altra parte troviamo anche nel vangelo di Giovanni il
termine yuch che può essere tradotto in italiano come «anima»
intesa come «spirito»[58]
dell’uomo oppure «la vita» intera della persona. Nell’episodio del
buon pastore tale termine viene impiegato per indicare che il buon pastore
offre la sua vita yuch per le sue pecore. Giovanni nel contesto della
morte di una persona, intende sempre «la vita» non solo l’anima o lo
spirito. (Cf Gv 10,11.15.17.
Cf anche Gv 12,25; 13,37.38;
15,13). In due casi nel vangelo di
Giovanni, il termine yuch
è tradotto in senso dell’anima dell’uomo: «Lo circondarono i Giudei e gli
dicevano: «Fino a quando ci tieni con l' animo (yuch) sospeso? Se sei il Cristo, diccelo apertamente» (Gv 10,24). «Ora la mia anima
(yuch) è
turbata, e che devo dire?... Padre, sàlvami da quest' ora? Ma proprio per
questo sono venuto a quest' ora».(Gv 12,27)
Nell’espressione pare,dwken to. pneu/ma in Gv 19,30, che è
adoperato per indicare la morte di Gesù, il termine pneu/ma non si limita solo per
descrivere la morte. Ma il quarto evangelista vuole affermare che Gesù
vuole manifestare molto più di quello che si vede apparentemente. Alla
luce dell’uso giovanneo,
il termine pneu/ma in Gv 19,30 può
corrispondere allo Spirito di Dio.
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