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Capitolo III

La coscienza di Gesù

La sete di Gesù

L'ultima parola di Gesù

Note

 

12.    L’ultima parola di Gesù: tete,lestai.

 

Abbiamo già analizzato all’inizio del v. 28 il verbo tete,lestai. In Gv19,28 esso è usato in stretto rapporto con la coscienza piena di Gesù eivdw.j o` VIhsou/j o[ti h;dh pa,nta tete,lestai che «ormai tutto era stato portato a compimento». Ciò è messo in evidenza nel racconto dell’evangelista. Nel v.30 il verbo tete,lestai non è più legato alla consapevolezza di Gesù, ma Gesù che dice: «è compiuto!». Tale verbo messo sulle labbra di Gesù, può definire il momento culminante della Sua missione terrena, in cui Gesù stesso dicendo «è compiuto!», termina definitivamente tutta la Sua missione. La prima volta è stato usato dopo aver fatto l’affidamento reciproco fra la madre e il discepolo amato, la seconda volta viene usato dopo aver preso l’aceto.

Possiamo notare che tale verbo qui è impiegato nella forma del perfetto di tele,w i cui effetti permangono nel tempo. L’evangelista, utilizzando tale forma, potrebbe indicare che gli effetti del compimento della Sua missione terrena, non si esauriscono con la morte di Gesù, ma rimangono anche dopo.

 

13.    Reclinando il capo consegnò lo Spirito.

 

13.1.          Reclinare il capo.

 

Il momento culminante della morte di Gesù viene descritto diversamente dai quattro evangelisti. Nei sinottici troviamo un grido di Gesù prima di morire. L’evangelista Marco e Matteo mettono le parole del salmista sulle labbra di Gesù: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» (Sal 22,2). Invece Luca si riferisce ad un altro salmo «Padre, nelle tue mani affido il mio Spirito» (Sal 31,6), Giovanni invece dice «è compiuto» e subito dopo Gesù muore:

Mc 15,37

Lc 23,46

Mt 27,50

Gv 19,30

o` de. VIhsou/j avfei.j fwnh.n mega,lhn evxe,pneusenÅ

 

 

 

kai. fwnh,saj fwnh/| mega,lh| o` VIhsou/j ei=pen\ pa,ter( eivj cei/ra,j sou parati,qemai to. pneu/ma, mouÅ tou/to de. eivpw.n evxe,pneusenÅ

 

o` de. VIhsou/j pa,lin kra,xaj fwnh/| mega,lh| avfh/ken to. pneu/ma

kai. kli,naj th.n kefalh.n pare,dwken to. pneu/maÅ

 

 

Anche il verbo che indica la morte di Gesù è diverso in Giovanni: non è il termine evxe,pneusen, e che Mc e Lc utilizzano, si trova solo nel contesto della morte (Mc 15,37; Lc 23,46). Si differenzia anche dall’evangelista Matteo che descrive la morte di Gesù con un altra espressione:  avfh/ken to. pneu/ma «esalò lo Spirito». Il verbo avfi,hmi è spesso utilizzato nel vangelo di Matteo per indicare «lasciare le cose, le persone per seguire Gesù»[56]  o nel senso di «perdonare i peccati»[57].

Il quarto evangelista invece usa due diversi frasi per descrivere la morte di Gesù: «reclinando il capo, rese (consegnò) lo Spirito» (Gv 19,30). Il verbo kli,nw si trova solo in questo contesto in tutti gli scritti giovannei, mentre, esso è impiegato da Matteo e Luca nel senso di «posare il capo» (Mt 8,20; Lc 9,58; ) e in relazione al «tramontare del giorno» (Lc 9,12; 24,29).

Si possono fare almeno due osservazioni che derivano dall’espressione giovannea «reclinando il capo, rese lo Spirito». Prima osservazione: nel caso della morte umana, come notano alcuni autori, l’uomo morente, prima lascia lo spirito poi, come conseguenza della morte, reclina il capo. Perciò l’espressione giovannea non sembra indicare la morte normale di una persona. Letteralmente quest’espressione potrebbe indicare che Gesù, dopo aver detto «è compiuto», consapevolmente «reclina il capo» come per riposare (Mt 8,20; Lc 9,58 ).  La seconda osservazione deriva dal fatto che l’espressione kli,naj th.n kefalh.n si trova nei passi di Lc 9,12; 24,29 dove è utilizzata per indicare «il tramonto del giorno», cioè vuol dire che il giorno è ormai tramontato, ma dopo la notte viene una nuova giornata, viene di nuovo l’alba. Forse Giovanni vuol dire che verrà il giorno del Signore. L’episodio della risurrezione comincia proprio con un indizio temporale: l’alba prwi<,,, . «Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino (prwi<)» (Gv 20,1). Forse tale espressione giovannea può indicare che la morte di Gesù non è assolutamente una sconfitta totale, ma deve essere letta alla luce della risurrezione.

 

13.2.          Gesù consegna lo Spirito:

 

L’espressione pare,dwken to. pneu/ma è usata solo dal quarto evangelista per descrivere la morte di Gesù. Il verbo usato è paradi,dwmi, che significa «consegnare». Nel quarto vangelo tale verbo è adoperato sempre in rapporto con il tradimento di Giuda nei confronti di Gesù (Gv 6,64.71; 12,4; 13,2.11.21; 18,2.5.30.35.36; 19,11). Invece in Gv 19,16 Pilato «consegna» Gesù nelle mani dei Giudei per essere crocifisso. In questo contesto il verbo è usato nella forma dell’ aoristo pare,dwken, e tale forma ricorre di nuovo solo in Gv 19,30 quando Gesù consegna lo spirito. Il quarto evangelista, come al solito, non esplicita i destinatari a cui Gesù poteva consegnare lo spirito, mentre le altre volte i destinatari di questo verbo sono evidenti: Giuda consegna (pare,dwken) Gesù ai Giudei per essere condannato, così anche Pilato consegna (pare,dwken) Gesù ai Giudei per poter essere crocifisso.

 

13.3.          Il pneu/ma nel vangelo di Giovanni.

 

Il termine pneu/ma nel vangelo di Giovanni è usato 22volte o specificato con un genitivo come «Spirito di Dio» o come «Spirito di verità» (Cf  Gv 4,23.24; 14,17; 15,26; 16,13). Le altre volte, lo troviamo senza nessuna specificazione come nel nostro testo. Tre volte, in tutto il vangelo è utilizzato per indicare «lo Spirito santo». È  anche adoperato per indicare «lo Spirito di Gesù».

Prima volta, nell’episodio della testimonianza di Giovanni il battista (Gv 1,32-34)  riguardo a Gesù, il sostantivo pneu/ma è in stretto rapporto con la colomba che scende dal cielo e rimane su Gesù: questo segno, è importante per poter riconoscere Gesù come Figlio di Dio. Dall’altro lato il termine è usato per indicare che solo Gesù può battezzare nello «Spirito santo», cioè per evidenziare che Gesù è il donatore dello Spirito santo. Anche in Gv 3,34 possiamo notare che Gesù, che è mandato dal Padre, dona lo Spirito senza misura:

 

«Infatti, colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito (pneu/ma) senza misura» (Gv 3,34)

 

E il dono dello «Spirito» è legato con il Gesù glorificato:

 

«Questo lo disse riferendosi allo Spirito «pneu/ma» che stavano per ricevere coloro che credevano in lui. Infatti non c' era ancora lo Spirito«pneu/ma», perché Gesù non era stato ancora glorificato» (Gv 7,39)

 

Tale dono verrà esplicitamente identificato con lo “Spirito santo”, di cui donatore è sempre Gesù:

 

«Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo!» (Gv 20,21).

 

Giovanni impiega il termine «pneu/ma», anche per rilevare che lo «Spirito» è la fonte della vita e della nascita:

 

«Gesù rispose: In verità, in verità ti dico: se uno non è nato dall' acqua e dallo Spirito (pneu/ma), non può entrare nel regno di Dio.Il nato dalla carne è carne e il nato dallo Spirito è spirito (pneu/ma). Il vento soffia dove vuole, senti il suo sibilo, ma non sai donde viene né dove va. Così è chiunque è nato dallo Spirito (pneu/ma) ». (Gv 3,5.6.8; Cf  6,63)

 

A volte è impiegato anche per indicare l’interiorità  dell’anima di Gesù in rapporto con i suoi sentimenti:

 

«Gesù allora, come la vide piangere e piangere anche i Giudei venuti con lei, fremette nello spirito (pneu/ma) e si turbò;» (Gv 11,33)

«Detto questo, Gesù fu turbato nello spirito «pneu/ma» e attestò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà» (Gv 13,21).

 

13.4.          La differenza fra pneu/ma e yuch, in Giovanni.

 

Alla luce dei passi su indicati si può dedurre che il termine pneu/ma è utilizzato maggiormente  per mettere in rilievo lo Spirito in stretta relazione con la realtà divina.  D’altra parte troviamo anche nel vangelo di Giovanni il termine yuch che può essere tradotto in italiano come «anima» intesa come «spirito»[58] dell’uomo oppure «la vita» intera della persona. Nell’episodio del buon pastore tale termine viene impiegato per indicare che il buon pastore offre la sua vita yuch per le sue pecore. Giovanni nel contesto della morte di una persona, intende sempre «la vita» non solo l’anima o lo spirito. (Cf  Gv 10,11.15.17. Cf  anche Gv 12,25; 13,37.38; 15,13).

In due casi nel vangelo di Giovanni, il termine yuch è tradotto in senso dell’anima dell’uomo:

 

«Lo circondarono i Giudei e gli dicevano: «Fino a quando ci tieni con l' animo (yuch) sospeso? Se sei il Cristo, diccelo apertamente»

 (Gv 10,24).

«Ora la mia anima  (yuch) è turbata, e che devo dire?... Padre, sàlvami da quest' ora? Ma proprio per questo sono venuto a quest' ora».(Gv 12,27)

           

            Nell’espressione pare,dwken to. pneu/ma in Gv 19,30, che è adoperato per indicare la morte di Gesù, il termine pneu/ma non si limita solo per descrivere la morte. Ma il quarto evangelista vuole affermare che Gesù vuole manifestare molto più di quello che si vede apparentemente. Alla luce dell’uso giovanneo, il termine pneu/ma in Gv 19,30 può corrispondere allo Spirito di Dio.

 

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