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Capitolo 1

Capitolo 2

Capitolo 3

Capitolo 4

Capitolo 5

Conclusione

Introduzione

 

La domanda comune che noi, sacerdoti, sentiamo nel lavoro pastorale, è : «se la vita è un dono di Dio o se Dio è amore, perché permette che l’uomo soffra e muoia?». Sembra assurdo pensare che il Dio dell’amore stia in silenzio davanti a questa crisi della vita o che stia impotente davanti alla sofferenza dell’uomo. Allora perché non interviene, pur vedendo la sofferenza e la morte degli innocenti? Vorrei trovare una risposta soddisfacente a queste domande, che possa dare un po’ di sollievo e fiducia alle  persone che sono stanche di vivere senza speranza, che non hanno mai avuto un giorno di felicità nella loro vita, che sono condannate a subire malattie per tutta la vita e per tanti altri motivi soffrono continuamente pensando d’essere dimenticate da Dio. L’unica risposta che posso dare loro è quella di guardare il crocifisso, contemplare la passione del nostro Signore Gesù Cristo e invitarle a vedere che il nostro Dio si è fatto uomo, è stato umiliato, ha sofferto ed alla fine è morto. Guardando il volto del crocifisso, possiamo vedere in esso la nostra sofferenza, tutta l’umanità afflitta e così siamo anche capaci di servire il Gesù crocifisso nell’umanità dolente. Se Gesù ha guarito gli ammalati e ha fatto risorgere i morti, poteva benissimo anche usare forze violente per poter sconfiggere i suoi nemici senza essere crocifisso. Ma, allora, perché ha scelto la sofferenza e la morte? La morte di Gesù dà un senso alle nostre sofferenze e alla nostra morte. La morte di Gesù sulla croce ha cambiato la logica dell’uomo e il suo modo di pensare. Gesù ha scelto i momenti tragici della vita dell’uomo (la sofferenza e la morte) per rivelare la Sua divinità e il Suo amore per l’umanità. Gesù, patendo e morendo sulla croce, insegna all’uomo come deve soffrire e come deve morire. Alla luce della sofferenza e morte di Gesù, l’uomo può capire che esse non sono dei momenti di debolezza o di impotenza della vita umana, ma anche sono dei momenti privilegiati per manifestare la forza e la potenza. Questa riflessione mi ha spinto a scegliere il tema della morte di Gesù.

 Analizzando la pericope della morte di Gesù nel quarto vangelo (Gv 19,28-30), vedremo meglio con quale consapevolezza e libertà Gesù ha affrontato la Sua morte, e come ha rivelato il Suo amore infinito per l’umanità morendo sulla croce.

Approfondirò il tema seguendo il metodo storico-critico, con le seguenti tappe:

nel primo capitolo, mettendo a fuoco le problematiche discusse dagli esegeti, presenterò la sintesi delle loro diverse interpretazioni.

Nel secondo capitolo cercherò di cogliere l’unità letteraria del racconto della passione e risurrezione, in cui si trova la pericope della morte.

Nel terzo capitolo analizzerò l’analisi lessicale della pericope, confrontandola con i testi paralleli sia dell’AT che del NT.

Nel quarto capitolo presenterò la teologia della pericope della morte di Gesù, rispondendo alle seguenti domande:

a) qual’è il rapporto fra la pericope della morte di Gesù (Gv 19,28-30) e l’episodio dell’affidamento reciproco fra la madre di Gesù e il discepolo amato? (Gv 19,25-27)

b) con quale consapevolezza Gesù affronta la Sua morte?

c) che cosa viene portato a perfezione nel momento culminante della vita terrena di Gesù?

d) qual’è il significato della «sete di Gesù» morente?

e) perché in Giovanni troviamo «issopo» e non «canna» per porgere la spugna imbevuta d’aceto da accostare alla bocca di Gesù?

f) perché Gesù beve l’aceto nel quarto vangelo, a differenza dei sinottici, e chi sono gli offerenti dell’aceto?

g) che cosa vuole dire Giovanni con l’espressione «reclinare il capo e consegnare lo Spirito»?

 

Nell’ultimo capitolo studierò come il quarto evangelista presenta la morte di Gesù nel suo vangelo. In esso approfondirò le espressioni riguardanti la morte di Gesù:

a)      la categoria dell’«innalzamento» (Gv 3,14; 12,32).

b)      il significato delle locuzioni «offrire la vita per» (Gv 10,11.15), «il pane che io darò è la mia carne per» (Gv 6,51) e «morire per» (Gv 11,52).

c)       ed infine analizzerò gli effetti salvifici cioè «avere la vita eterna» (Gv 3,15); «l’attrazione spirituale» da parte di Gesù innalzato (Gv 12,32); il «raduno dei figli dispersi di Dio» (Gv 11,52); «l’espiazione del peccato del mondo» (Gv 1,29) e il senso simbolico dell’uscita di «sangue ed acqua» dal costato trafitto di Gesù (Gv 19,34).