|
|
|
|
|
|
|
|
Introduzione La domanda comune che noi, sacerdoti, sentiamo nel lavoro
pastorale, è : «se la vita è un dono di Dio o se Dio è amore, perché
permette che l’uomo soffra e muoia?». Sembra assurdo pensare che il Dio
dell’amore stia in silenzio davanti a questa crisi della vita o che stia
impotente davanti alla sofferenza dell’uomo. Allora perché non
interviene, pur vedendo la sofferenza e la morte degli innocenti? Vorrei
trovare una risposta soddisfacente a queste domande, che possa dare un
po’ di sollievo e fiducia alle persone
che sono stanche di vivere senza speranza, che non hanno mai avuto un
giorno di felicità nella loro vita, che sono condannate a subire malattie
per tutta la vita e per tanti altri motivi soffrono continuamente pensando
d’essere dimenticate da Dio. L’unica risposta che posso dare loro è
quella di guardare il crocifisso, contemplare la passione del nostro
Signore Gesù Cristo e invitarle a vedere che il nostro Dio si è fatto
uomo, è stato umiliato, ha sofferto ed alla fine è morto. Guardando il
volto del crocifisso, possiamo vedere in esso la nostra sofferenza, tutta
l’umanità afflitta e così siamo anche capaci di servire il Gesù
crocifisso nell’umanità dolente. Se Gesù ha guarito gli ammalati e ha
fatto risorgere i morti, poteva benissimo anche usare forze violente per
poter sconfiggere i suoi nemici senza essere crocifisso. Ma, allora, perché
ha scelto la sofferenza e la morte? La morte di Gesù dà un senso alle
nostre sofferenze e alla nostra morte. La morte di Gesù sulla croce ha
cambiato la logica dell’uomo e il suo modo di pensare. Gesù ha scelto i
momenti tragici della vita dell’uomo (la sofferenza e la morte) per
rivelare la Sua divinità e il Suo amore per l’umanità. Gesù, patendo
e morendo sulla croce, insegna all’uomo come deve soffrire e come deve
morire. Alla luce della sofferenza e morte di Gesù, l’uomo può capire
che esse non sono dei momenti di debolezza o di impotenza della vita
umana, ma anche sono dei momenti privilegiati per manifestare la forza e
la potenza. Questa riflessione mi ha spinto a scegliere il tema della
morte di Gesù. Analizzando la
pericope della morte di Gesù nel quarto vangelo (Gv 19,28-30), vedremo
meglio con quale consapevolezza e libertà Gesù ha affrontato la Sua
morte, e come ha rivelato il Suo amore infinito per l’umanità morendo
sulla croce. Approfondirò il tema seguendo il metodo storico-critico,
con le seguenti tappe: nel primo capitolo, mettendo a fuoco le problematiche
discusse dagli esegeti, presenterò la sintesi delle loro diverse
interpretazioni. Nel secondo capitolo cercherò di cogliere l’unità
letteraria del racconto della passione e risurrezione, in cui si trova la
pericope della morte. Nel terzo capitolo analizzerò
l’analisi lessicale della pericope, confrontandola con i testi paralleli
sia dell’AT che del NT. Nel quarto capitolo presenterò la teologia della pericope
della morte di Gesù, rispondendo alle seguenti domande: a) qual’è il rapporto fra la pericope della morte di Gesù
(Gv 19,28-30) e l’episodio dell’affidamento reciproco fra la madre di
Gesù e il discepolo amato? (Gv 19,25-27) b) con quale consapevolezza Gesù affronta la Sua morte? c) che cosa viene portato a perfezione nel momento
culminante della vita terrena di Gesù? d) qual’è il significato della «sete di Gesù» morente?
e) perché in Giovanni troviamo «issopo» e non «canna»
per porgere la spugna imbevuta d’aceto da accostare alla bocca di Gesù?
f) perché Gesù beve l’aceto nel quarto vangelo, a
differenza dei sinottici, e chi sono gli offerenti dell’aceto? g) che cosa vuole dire Giovanni con l’espressione «reclinare
il capo e consegnare lo Spirito»? Nell’ultimo capitolo studierò come il quarto evangelista
presenta la morte di Gesù nel suo vangelo. In esso approfondirò le
espressioni riguardanti la morte di Gesù: a)
la categoria dell’«innalzamento» (Gv
3,14; 12,32). b)
il significato delle locuzioni «offrire
la vita per» (Gv 10,11.15), «il pane che io darò è la mia carne per»
(Gv 6,51) e «morire per» (Gv 11,52). c)
ed infine analizzerò gli effetti
salvifici cioè «avere la vita eterna» (Gv 3,15); «l’attrazione
spirituale» da parte di Gesù innalzato (Gv 12,32); il «raduno dei figli
dispersi di Dio» (Gv 11,52); «l’espiazione del peccato del mondo» (Gv
1,29) e il senso simbolico dell’uscita di «sangue ed acqua» dal
costato trafitto di Gesù (Gv 19,34).
|