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NOTE al CAPITOLO II |
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[1] J.H. Bernard, C.K. Barrett, R.H. Light Foot, J. De
Varebeke, A. Wikenhauser, G. Moretto, I. De La Potterie, D. Marzotto,
R.E. Brown, C. Dodd, H. Strathmann, G. Segalla, B. Maggioni, R.
Schnackenburg, S.A. Panimolle, N. Flanagan, F.J. Moloney, V. Pasquetto,
D. Senior, X. Lèon-Dufour,
A. Marchdour, A. Charbonneau, W. Howard-Brook. [2] Cf Y. Simoens, Secondo Giovanni, cit., 681-693. [3]
R. Bultmann considera già quest’unità fra morte e risurrezione ma
comprende il contesto dal 18,1 fino al 20,29. Cf
R. Bultmann, Das
Evangelium des Johannes, Dandenhoed & Ruprecht, Göttingen 1968,
489. [4] Y. Simoens, Secondo Giovanni, cit., 789 [5] Cf anche Gv 18,1.2.15.16.17.19.25; 19,26.27.38; 20,2.3.4.8.10.18.19.20.25.26.30; 21,1.2.4.7.8.12.14.20.23.24. [6]
Oltre nei racconti della passione, morte e risurrezione,
la coppia di «Simone Pietro» e «il discepolo amato» si trova solo
nell’episodio dell’ultima cena in cui «Simon Pietro gli fa cenno di chiedergli chi fosse quello di cui parlava» (Gv
13,24). [7] Oltre nel racconto della passione, morte e la risurrezione il termine si trova ben quattro volte nel vangelo: vedi Gv 3,2; 9,4; 11,10; 13,30. Anche in Gv 3,2 e 13,10 abbia un significato rilevante riguardo al termine «notte»: in Gv 3,2 si parla del tempo della venuta di Nicodemo, di notte, per imparare e conoscere di Gesù mentre in Gv 13,10 Giuda il traditore esce di notte dall’ultima cena per tradire il Maestro. Anche in questi passi (3,2; 13,10) il quarto evangelista mette in risalto il paradosso della rivelazione di Gesù: da una parte in 3,2 Gesù rivela a Nicodemo il mistero divino. Dall’altra parte Giuda esce, di notte per consegnarlo alla morte, e con ciò si aprono i presupposti per la rivelazione in croce. [8]
Cf Y. Simoens,
Secondo Givovanni, cit.,
707 [9] Cf R.E. Brown, Giovanni, cit., 716 – 717, in cui l’autore usa il genere letterario dei discorsi di addio (13,31–17,26) in parallelo con l’AT, dove gli uomini noti nell’AT riuniscono insieme seguaci, figli, discepoli e popolo alla vigilia della loro morte, danno delle istruzioni e concludono con una preghiera (Gn 47,29–49,33; Gs 22–24; 1Cr 28–29; Tb 14,3–11). Così avviene anche nella sezione 13,31–17,26 in cui Gesù, al momento della Sua morte, si comporta nella stessa maniera. [10] Nella divisione del racconto della passione e risurrezione noi adottiamo lo schema di Simoens. Cf Y. Simoens, Secondo Giovanni, cit., 707. [11] Ma il sostantivo «discepolo» al singolare è presente in tutte le sezioni e spesso è attribuito o al «discepolo che Gesù amava o all’altro discepolo» ma è usato anche per indicare Giuseppe di Arimatea in 19,38. [12]
Cf M. Sabbe,
«The arrest of
Jesus in Jn 18,1-11 and it’s synoptics parallels», in L’évangile
de Jean. Sources,
rédaction,théologie,
Duculot, Leuen-Gembloux 1977, 227-228 [13] Maggior parte degli autori divide la scena in due unità minori basandosi sul cambiamento: 18,1-11 e 12-27. Cf il primo capitolo di questa tesi, in cui abbiamo riportato le varie strutture proposte dagli autori. [14] In questa sezione alcuni autori preferiscono prendere dal 18,28 fino al 19,16 Cf J.De varebeke, «La structure des scènes du récit de la Passion en Jean», cit., 504-522; G. Moretto, «la sete di Cristo in croce», cit., 249-274; I. De la potterie., Studi di cristologia giovannea, cit., 162; Id, «La sete di Gesù morente e l’interpretazione giovannea della sua morte in croce», cit., 33-49; R.E. Bultmann, The Gospel of John, cit., 648; R.E. Brown, Giovanni, cit.,1060. Mentre alcuni autori prendono da 18,28 fino a 19,22 Cf D. Marzotto, «Struttura letteraria e teologia di Giovanni», cit., 163-168; Y. Simoens, Secondo Giovanni, cit., 741. [15] Un’altra volta troviamo la menzione di «pasqua» in Gv 18,39 in relazione con il motivo della liberazione di un condannato durante la Pasqua. Mentre le altre due volte sia in Gv 18,28 che in Gv 19,14 la «pasqua» era in rapporto con l’indicazione temporale. [16] Il nome di Pilato si trova anche in Gv 19,22 riguardo all’iscrizione «re dei Giudei» ma la scena si svolge sul Golgota non è più il pretorio. [17] Cf I. De la potterie, La passione di Gesù, cit., 70; R.E. Brown, Giovanni, cit., 1060; D. Marzotto, «Struttura letteraria e teologia di Giovanni», cit., 163-168. Noi preferiamo la divisione di De la Potterie . [18] Cf
la divisione di Y. Simoens, Secondo Giovanni, cit., 707; J.P. Heil,
Blood and Water. The
Death and Resurrection of Jesus in John 18-21 (CBQ, Monograph Series 27), Washington 1995. in cui
l’autore fa una divisione nella segunete maniera: 18,1-27:
18,28-19,11; 19,12-42; 20,1-31; 21,1-25.
[19] Cf I. De la potterie, «La sete di Gesù morente ……», cit., 136 [20] Cf
Nestel-Aland.,
Nuovo Testamento Greco-Italiano, XXVII Edizione, Società Biblica
Britannica & Forestiera, Roma 1996; B.M. Metzger.,
A textual commentary on the Greek new testament, second edition,
German Bible Society, Stuttgart 1994. [21]
Cf B.M. Metzger,
A textual commentary on the Greek new testament, cit., 218 [22] La differenza principale tra l’uso giovanneo e quello degli altri autori è che il quarto evangelista l’utilizza nel suo commento, mentre gli altri se ne servono nel discorso diretto dei diversi personaggi (Cf At 5,37; Eb 9,27). [23] Sia in At 5,37 che in Eb 9,27 essa non indica chiaramente una successione immediata fra due episodi. In At 5,37 Gamaliele, il dottore della legge, racconta il passato dei due ribelli: Tèuda e Giuda di Galilea, che hanno combattuto contro il potere romano. Qui l’espressione meta. tou/to indica la successione dei due episodi simili che avvengono «l’uno dopo l’altro», ma non in una «successione immediata». Così anche si può vedere in Eb 9,27 in cui l’autore utilizza tale espressione per indicare che il «giudizio» è l’evento conseguenziale alla «morte». [24] J.H. Bernard, sostiene che quest’espressione meta. tou/to rimanda solo all’episodio precedente, ma non indica una successione immediata fra i due episodi, mentre gli altri autori sono concordi sulla sequenza anche cronologica per es. Cf R.E. Brown, La morte del Messia, cit., 1206 [25] Si può anche capire perché Giovanni evita di descrivere a lungo l’agonia di Gesù sulla croce dal momento della crocifissione fino alla morte; dall’ora terza all’ora sesta, come dice Marco (Mc 15,25-33) e dall’ora sesta all’ora nona come precisa Matteo (Mt 27,45). [26] In tutto il NT tale verbo ricorre circa 320 volte (24x in Mt, 21x in Mc, 25x in Lc, 84x in Gv, 19x in At, 87x nelle lettere paoline, 3x in Eb, 4x in Gc, 5x nelle lettere di Pietro, 16x nelle lettere di Giovanni, 2x in Gd e 12x lo troviamo nell’Ap. e manca solamente in 2Gv) ed è adoperato sempre nel senso di «sapere» e raramente assume il significato di «conoscere» Cf H. Seesmann, «oi=da» in GLNT VIII, 330-338. [27] Lo troviamo per 84x nel quarto vangelo, 16x nell’epistolario giovanneo e 12x in Apocalisse: Gv 2,9; 3,2.8.11; 4,10.22.25.32.42; 5,13.32;6,6.42.61.64; 7,15.27.28.29; 8,14.19.37.55; 9,12.20.21.24.25.29.30.31; 10,4.5; 11,22.24.42.49; 12,35.50; 13,1.3.7.11.17.18; 14,4.5; 15,15.21; 16,18.30; 18,2.4.21; 19,10.28.35; 20,2.9.13.14; 21,4.12.15.16.17.24 . I Gv 2,11.20.21.29; 3,2.5.14.15; 5,13.15.18.19.20. 3 Gv 1,12. [28] Cf H. Horstmann, «oi=da», DENT II, 548-551.
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