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| NOTE CAPITOLO III | |
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[1] La differenza principale tra l’uso giovanneo e quello degli altri autori è che il quarto evangelista l’utilizza nel suo commento, mentre gli altri se ne servono nel discorso diretto dei diversi personaggi (Cf At 5,37; Eb 9,27). [2] Sia in At 5,37 che in Eb 9,27 essa non indica chiaramente una successione immediata fra due episodi. In At 5,37 Gamaliele, il dottore della legge, racconta il passato dei due ribelli: Tèuda e Giuda di Galilea, che hanno combattuto contro il potere romano. Qui l’espressione meta. tou/to indica la successione dei due episodi simili che avvengono «l’uno dopo l’altro», ma non in una «successione immediata». Così anche si può vedere in Eb 9,27 in cui l’autore utilizza tale espressione per indicare che il «giudizio» è l’evento conseguenziale alla «morte». [3] J.H. Bernard, sostiene che quest’espressione meta. tou/to rimanda solo all’episodio precedente, ma non indica una successione immediata fra i due episodi, mentre gli altri autori sono concordi sulla sequenza anche cronologica per es. Cf R.E. Brown, La morte del Messia, cit., 1206 [4] Si può anche capire perché Giovanni evita di descrivere a lungo l’agonia di Gesù sulla croce dal momento della crocifissione fino alla morte; dall’ora terza all’ora sesta, come dice Marco (Mc 15,25-33) e dall’ora sesta all’ora nona come precisa Matteo (Mt 27,45). [5] In tutto il NT tale verbo ricorre circa 320 volte (24x in Mt, 21x in Mc, 25x in Lc, 84x in Gv, 19x in At, 87x nelle lettere paoline, 3x in Eb, 4x in Gc, 5x nelle lettere di Pietro, 16x nelle lettere di Giovanni, 2x in Gd e 12x lo troviamo nell’Ap. e manca solamente in 2Gv) ed è adoperato sempre nel senso di «sapere» e raramente assume il significato di «conoscere» Cf H. Seesmann, «oi=da» in GLNT VIII, 330-338. [6] Lo troviamo per 84x nel quarto vangelo, 16x nell’epistolario giovanneo e 12x in Apocalisse: Gv 2,9; 3,2.8.11; 4,10.22.25.32.42; 5,13.32;6,6.42.61.64; 7,15.27.28.29; 8,14.19.37.55; 9,12.20.21.24.25.29.30.31; 10,4.5; 11,22.24.42.49; 12,35.50; 13,1.3.7.11.17.18; 14,4.5; 15,15.21; 16,18.30; 18,2.4.21; 19,10.28.35; 20,2.9.13.14; 21,4.12.15.16.17.24 . I Gv 2,11.20.21.29; 3,2.5.14.15; 5,13.15.18.19.20. 3 Gv 1,12. [7]
Cf H. Horstmann,
«oi=da», DENT II, 548-551. [8]
Cf Gv 1,33; 2,9; 3,9;
4,32; 5,13; 7,28; 8,14.19; 15,21; 9,12.21.25.29.30;13,7; 14,5;
16,18; 20,2. 9. 13.14; 21,4. [9]
Cf Gv 2,9; 3,2;
4,25.42; 6,42; 7,27.28; 9,20.24.25.29.31;
10,4; 11,22.24;16,30; 18,2.21; 19,35; 21,12.24. [10] Infatti nella seconda interpretazione del verbo oi=da abbiamo visto che esso presuppone certamente un fatto precedente di cui si ha una conoscenza. Il verbo potrebbe quindi sembrare un sinonimo di ginw,skw, come sostengono gli autori recenti che abbiamo menzionato all’inizio. [11]
Cf W. Schmithals,
«ginw,skw»,
in DENT I, 654-663 [12] Il verbo ricorre 222x in tutto il NT 57x nel quarto vangelo, 25x in 1 Gv, 28x in Lc, 16x in Atti, 20x in Mt e 43x nel Corpus Paulinum . [13] Gv 1,10.48; 2,24.25; 3,10; 4,1.53; 5,6.42; 6,15.69; 7,17.26.27.49.51; 8,27.28.32.43.52.55; 10,6.14.15.27.38; 11,57; 12,9.16; 13,7.12.28.35; 14,7.9.17.20.31; 15,18;16,3.19; 17,3.7.8.23.25; 19,4; 21,17. [14] Cf anche Gv 4,1; 5,6.42; 6,15; 10,14.15.27; 16,19; 17,25; 21,17 . [15]
Cf B. Reike,
«pa/j»
in
GLNT IX, 932-962 . [16]
Cf Gv
3,8.15.16.20; 4,13.40; 8,34; 11,26; 12,46; 18,37; 19,12 [17]
Cf Gv1,7.14; 2,15.24; 3,26.31; 5,23.28; 6,45; 7,21; 10,8; 11,48; 12,32;
13,10.18.35; 17,21; 18,20 [18] 7 volte in Mt, 4 volte in Lc, 2 volte nel Vangelo di Giovanni, 1 volta in At., 5 volte nelle lettere paoline, 1 volta nella lettera di Giacomo e 8 volte nel libro dell’ Apocalisse. [19]
Nel
NT non mancano altre connotazioni del verbo tele,w, che si incontano
pure nella letteratura extrabiblica e nei LXX: esso è utilizzato
col significato di adempiere la legge divina: i genitori di Gesù
adempiono la legge del Signore offrendo il loro bambino nel tempio (Lc
2,39); «adempiere» la legge della circoncisione (Rm 2,27); per
adempiere degli obblighi: è utilizzato anche nel senso di «pagare»
(Mt 17,24; Rm 13,6); per indicare «il termine» della fuga dei
discepoli durante la
persecuzione (Mt
10,23). Paolo utilizza tele,w col significato di «manifestare
pienamente» la grazia divina nella debolezza umana o di «perfezionare»
la debolezza nel senso di dare la forza : «ti basta la mia grazia;
la mia potenza infatti si perfeziona (tele,w) nella debolezza»
(2Cor 12,9). In senso negativo «non compiere (tele,w) il desiderio
della carne» (Gal 5,16). Viene utilizzato anche da Paolo per
indicare d’aver portato alla fine la Sua missione: «Ho combattuto
la buona battaglia, ho terminato (tele,w) la mia corsa» (2Tim 4,7).
Giacomo lo utilizza per indicare l’adempimento del comandamento
dell’amore verso il prossimo (Gc 2,7). Mentre nell’Apocalisse il
verbo è impiegato per indicare il «compimento» di mille anni (Ap
20,3.5.7). [20]Il verbo ricorre in tutto il NT 23 volte: 9 negli scritti giovannei (5x nel quarto Vangelo e 4x nella prima lettera di Giovanni), 9x nella lettera agli ebrei, 2x nel vangelo di Luca e 1x in Atti degli apostoli, nella lettera ai Filippesi e nella lettera di Giacomo. [21]
Cf
105x nel Vangelo e 13 volte nelle lettere giovannee col
significato finale, seguito spesso verbi di moto (Gv
6,15.50;10,10; 11,11; 16,31.55;12,9.20); nel contesto dell’invio
dei discepoli (Gv 3,17; 1,19; 7,32); per indicare lo scopo dei
discorsi di Gesù (Gv 5,34; 11,42; 13,19; 14,29;15,11; 16,1.4.33;
17,13); per sottolineare lo scopo dell’autore (Gv 20,31); per
indicare quale è il vantaggio della fede dei cristiani (Gv 1,7;
6,30; 9,36; 11,15.42; 13,19; 14,29; 19,35; 20,31); per sottolineare
lo scopo dell’unità della comunità ( Gv 11,52; 17,11.21.22.23);
per evidenziare lo scopo della gioia dei cristiani (Gv 15,11; 17,13;
16,24; 4,36); è utilizzata alla finalità della vita (Gv 3,15;
5,40; 10,10; 17,2; 20,31); per la gloria di Dio e di Cristo ( Gv
11,4; 14,13; 17,1.24; 5,23; 12,23; 9,3). [22]Cf Nestle - Alland, Nuovo Testamento Greco- Italiano, XXVII edizione; Bibbia TOB, Edizione integrale, Editrice Elle Di Ci, Leumann, Torino 1992. [23]
Cf G. Schrenk, «h`
grafh», in GLNT II, 623 – 684; H. Hübner, in DENT I,
689 – 700. [24]
Cf Mt 21,42; 22,29; 26,54.56; Mc 12,24; 14,49; Lc 24,27.32.45; Gv
5,39; At 17,2.11; 18,24.28; Rm 16,26. [25]
Cf Mc 12,10; Lc 4,21; At 1,16; 8,32.35; Rm 4,3; 9,17; 10,11; 11,2;
15,4; Gal 3,8.22; 4,30; 1Tm 5,8; 2Tm 3,16; Gc 2,8; 2,23; 4,5; 1Pt
2,6; 2Pt 1,20; 3,16. [26]
Cf J. Behm-
G. Bertram, «diya,w»,
in GLNT II, 1329-1336. [27] Cf Es 17,3; Gdc 4,19; 15,18; Rt 2,9; Gdt 8,30; Sal 106,5; Pro 25,21; Gb 22,7; Sap11,4; 11,14; Is 21,14; 48,21; 49,10. [28] Il desiderio di vedere il Signore Cf Sal 41,3; la sete come una continua ricerca di Dio Cf Sal 62,2; in senso comparativo Cf Pro 25,25; 28,15; Gb 18,9; 29,23; Sir 24,21; 26,12; 51,24; Is 25,4.5; 29,8; 32,2.6; 35,1.6.7; 41,18; 53,2; nel senso di aver sete della parola di Dio 55,1; la sete come una punizione nel giudizio di Dio 65,13. [29] Paolo l’ utilizza come nel contesto delle fatiche missionarie (1Cor 4,11).
[30] Cf Gen 24,53; Es 3,22; 11,2; 12,35;22,6; 25,39; 1Sam 6,8.15; 2Sam 8,8.10; 17,28; 1Re 10,25;15,15; 2Re 12,14; 14,14; 20,13; 1Cr 18,10; Esd 8,26.27; 1Mac 15,26; Gb 28,17; Is 39,2; Ez 16,17.19; 23,26; 27,13; Dn 5,23; 11,8. [31] Cf 1Re 7,31.34.37; 8,4; 10,21; 2Re 7,15; 1Cr 9,29; 18,8;23,26; 2Cr 4,18.19; 5,1; 9,24; 15,18; 20,25; 24,12; 25,24;28,24;29,18.19;32,27;36,7.10.18. Esd 1,6.7.10.11; 5,14.15; 6,5; 8,25; Ne 10,40: 13,5.8.9; Gdt 4,3. [32]
Cf Gen
27,3;31,37; 45,20; Es 25,9; Nm 1,50; Gs 7,11; 1Re 19,21; Tb 10,10; Ger
30,24. [33]
Es 27,3; Lv 6,21; 14,50; Nm 31,50.51. [34]
Cf 2Re 4,3.4.6; Is 65,4 (piatto); Ger
22,28; 28,34. [35]
Es 30,27.28; Es 31,8; 35,13.14.16.22; 36,18;
38,12.23; 39,3.11.13.15.17.19; 40,9.10; Lv 8,11; Nm 3,8.31.36;
4,10.12.14.15.26; 7,1.85; 18,3; 31,6; 2 Re. 23,4;24,13; 25,14.16; 1Cr
9,28; 22,19; 28,13; 2Cr 5,5; Esd 7,19; 8,28.30.33); 1Macc 4,49; 14,15;
2Macc 4,48; 5,16; 9,16; Is 52,11; Ger 34,16.19; 35,3.6; 52,18; Bar
1,8; Dn 1,2. [36]
Cf Lv 11,32.33; 13,49.52.57.58.59; 15,4.6.12.22.23.26; Nm 19,15.17.18;31,20. [37]
Cf Nm 4,32; Sal 2,9; Is 54,16; Ger 27,25; 31,12. [38] Cf Nm 35,16.18.20.22. [39] Dt 1,41; Gdc 9,54; 18,11.16.17; 1Sam 8,12; 13,20.21;14,1.6 (le truppe); 17,54; 20,40; 21,9; 31,4.5.6; 2Sam 18,14; 23,37; 1Cr 10,4.5; 11,39 (scudiero) 1Cr 10,9.10 (le armi); 31,9.10; 2Sam 1,27; 2Re 11,8.11; 12,34.38; 23,7; Gdt 7,5; 14,2; 1Mac 4,30; Sal 7,14 ( gli strumenti della morte); Qo 9,18; Is 54,17; Ger 28,20. [40] Cf Mt 12,29; Mc 3,27; Mc 11,16; Lc 17,31; 8,16. [41] È utilizzato anche per indicare l’àncora di una nave (At 27, 17). È paragonato ad un oggetto che discendeva dal cielo come una tovaglia calata a terra per i quattro capi (At 10,11, Cf At 10,16; 11,5). [42]
Però
notiamo che l’utilizzo di un vaso e dell’issopo in Gv 19,29 è ben
diverso rispetto a quello dell’AT (Nm 19,17-18): in Gv 19,29 il vaso
e l’issopo sono utilizzati in rapporto con Gesù crocifisso e cioè
per potergli dare l’aceto. In Nm 19,17-18 invece tali elementi (vaso
– issopo) sono adoperati in relazione con le persone impure per
purificarle. [43] Y. Simoens è l’unico autore, che ha cercato di approfondire il significato della presenza del vaso sotto la croce alla luce delle reminiscenze bibliche, e il rapporto tra coloro che se ne servono in relazione con Gesù morente. Il vaso potrebbe simboleggiare, in senso antropologico (confrontando i passi del NT in cui il vaso rappresenta il corpo umano, il corpo femminile e lo strumento eletto da Dio), il gruppo delle donne, il discepolo amato e i soldati che partecipano all’evento della morte di Gesù sulla croce. Sembra però che l’autore non sia troppo convinto di tale interpretazione perché lui stesso dice che «…. dovrà essere verificata». Cf Y. Simoens, Secondo Giovanni, cit., 765-767 . [44]
Cf H.W. Heidland,
«o;xoj»
in GLNT VIII, 805–812 . [45] Cf Grande Commentario Biblico, Queriniana, Brescia 1973, 967. [46]
Solo In
salmo 69,22 l’offerta dell’aceto viene interpretata come un gesto
ostile, che esprime l’odio dei nemici del salmista e così pure
nella scena della crocifissione descritta dall’evangelista Luca che
appena abbiamo citato. [47] Gli evangelisti Matteo e Marco al posto di u[sswpoj utilizzano ka,lamoj che è tradotto in italiano col termine «canna», per poter accostare una spugna imbevuta d’aceto alla bocca di Gesù (Cf Mt 27,48; Mc 15,36). Il termine è utilizzato con il significato di «penna» (3Gv) e «strumento di misura» (Ap 11,1; 21,15; 21,16). Quindi risulta che Giovanni, pur conoscendo il termine ka,lamoj, non lo utilizza nel contesto della morte. Per tale azione ka,lamoj può essere più credibile che u[sswpoj. [48] Un manoscritto corsivo
dell’XI secolo (476) legge hyssos che significa «giavellotto».
J.Camerarius (+1574) senza conoscere il manoscritto ha supposto la
stessa ipotesi ed è stata accettata anche dagli studiosi Lagrange,
Bernard. Secondo questi un copista assai antico non avrebbe compreso
usswperiqentej perché non conosceva ussoj
e l’avrebbe sostituito con
l’ussopw a
lui familiare. Noi non accettiamo tale opinione perché qui ci
troviamo davanti a un ingegnoso tentativo del copista di migliorare
una lezione difficile. Attestata solo dal minuscolo 476 (XI
Sec.). Anche perché Giovanni quando vuole indicare un’arma simile a
una lancia, usa logchē (v.34) e non issos. [49] Cf
R.E. Brown, Giovanni,
cit., 1158. [50]
Cf Mt 5,23.24; 8,4; Mc
1,44; Lc 5,14; Gv 16,2; At 7,42; 21,26; Eb 5,1.3.7; 8,3.4; 9,7.9;
9,14; 10,1.2.8; 10,11; 11,4.17. [51]
Cf Mt 4,24; 8,16; 9,2.32;
12,22; 14,35;17,16; 19,13; Mc 2,4; 10,13; Lc 18,15. [52]
Cf Eb 9,14.25.28. [53] Cf E.C. Hoskyns, The Fourth Gospel, ed. F.N. Davey, Londra 19472, 531 in cui l’autore sostiene che, l’aceto viene offerto con crudeltà estrema, per far soffrire ancora di più colui che veniva crocifisso e far aumentare la sete. Tale lettura è lontana dal testo di Gv 19,28-30. Il quarto evangelista non vuole mai presentare tale atteggiamento da parte degli avversari nei confronti di Gesù morente. Cf R.E. Brown, Giovanni, cit., 1130. [54]Cf Y. Simoens, Secondo Giovanni, cit., 770. [55] E d’altra parte i simpatizzanti di Gesù e il gruppo delle donne, nell’episodio della Sua morte sono presenti ma «stavano a guardare da lontano» (Mc 15,40; Mt 27,55), perciò non c’è possibilità che sia stato uno di loro. [56] Cf Mt 4,20.22;8,22; 19,27.29. [57] Cf Mt 5,24; 6,12.14.15; 7,4;9,2.5.6;12,31.32; 18,21.27.32.35. [58]
Cf E. Schweizer, «pneu/ma»
in GLNT X, 1062-1080.
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