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| NOTE CAPITOLO IV | |
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[1] Cf R.E. Brown, Giovanni, cit., 1151. [2]
Cf H. Schürmann,
«Jesu letzte Weisung (Jo 19, 25-27c)», in Ursprung und Gestalt. Erörterungen
und Besinnungen zum Neuen Testament, Patmos, Düssseldorf 1970, 13-29
(20-25). [3] Cf X. Lèon-dufour, Lettura dell’Evangelo ….., cit., 173-191. [4] Cf I. De la Potterie, «oi=da e ginw,skw. I due modi del “conoscere” nel quarto vangelo», in Studi di Cristologia Giovannea, Marietti, Genova 1992, 303–315. [5] Alcuni esegeti interpretano «l’adempimento della Scrittura» in rapporto con la sete di Gesù e vedono in qualche maniera in essa l’adempimento dei salmi 22 e 69 in cui viene descritta una situazione simile a quella di Gesù morente sulla croce. Per es. J.H. Bernard, C.K. Barrett, A. Wickenhauser, R.E. Brown, R. Bultmann, H. Strathmann, G. Barbagli, R. Fabris, B. Maggioni, N. Flangan, G. Segalla, F.J. Moloney, D. Senior, A. Marchadour, W. Howard- Brook. Gli altri studiosi vedono l’adempimento della Scrittura in rapporto con l’episodio precedente relativo alla morte di Gesù, dove Egli fa l’affidamento reciproco fra Sua madre e il discepolo amato. Per es. G. Bampfylde, I. De la potterie, S.A. Panimolle. Mentre alcuni vedono un significato stereotipo dell’espressione «affinché si compisse la Scrittura», che va interpretata da una parte in rapporto con quello che è avvenuto nell’affidamento reciproco fra Sua madre e il discepolo «ormai sapendo che tutto è compiuto», dall’altra in rapporto con il verbo «dice :“ho sete!”». Per es. R.H. Light Foot, D. Marzotto, X. Lèon-dufour. Per gli altri l’espressione «affinché si compisse la Scrittura» sta ad indicare il compimento di tutta la missione terrena di Gesù. Per es. R. Schnackenburg, V.Pasquetto. Mentre Y. Simoens dice che Gesù morendo sulla croce come un vero sacerdote, come è stato descritto nell’AT, adempie la Scrittura. [6]
Cf G. Bampfylde,
«John XIX 28, a case for a different translation », in NovT 11 (1969) 260. [7] Ib., 260. [8] Che è molto evidente da come viene descritto Gesù «stanco del viaggio», «verso mezzo giorno» (Gv 4,6), e «sedeva presso il pozzo» (Gv 4,6). [9] Tale prospettiva è molto evidente in Gv 6,35 e 7,37-39 «la sete» è intesa come un ardente desiderio spirituale di cui Gesù è il donatore. [10] Cf I. De la potterie, «La sete di Gesù morente .....», cit., 33-49. Idd., La passione di Gesù ..., cit., 134-145. [11]
Cf I. De
la potterie, La passione di Gesù, cit., 136 [12] Basta vedere il significato del verbo ba,ptw che non si limita solamente ad un gesto semplice, ma è spesso utilizzato nei riti della purificazione nell’AT, nel rito del Battesimo nel NT. [13] Cf Y. Simoens, Secondo Giovanni, cit., 768-773 [14]Cf
R.E. Brown, La
morte del messia, cit.
1214; R.
Schnackenburg, Il
vangelo di Giovanni III, cit., 458 - 463. [15]
Cf R.H. Light
foot, St. Johns’ gospel... cit., 318. [16] Cf Y. Simoens., Secondo Giovanni, cit., 770. [17] Cf I. De La Potterie, La passione di Gesù, cit., 136. [18]
Gli autori J.H. Bernard,
C.K. Barrett, R.H. Light
Foot, R.E. Brown, Dodd
Charles, R. Schnackenburg, N. Flanagan, F.J. Moloney, V. Pasquetto., D. Senior, A.
Charbonneau, Y. Simoens, W.
Howard – Brook, sostengono che l’uso del ramoscello d’issopo per
porgere la spugna imbevuta d’aceto, nella teologia giovannea, è un
elemento importante per illuminare la morte di Gesù come «agnello
pasquale» che muore per i peccati del
mondo. Altri invece appoggiano l’interpretazione di Camerarius
(+1574) che ha supposto un errore di trascrizione: il testo non
avrebbe riportato u`ssw,pw| ma u`ssw.
( a un giavellotto). G.S. Schwartz (NTS 30 [1984] 625s) propone
un altro errore del manoscritto: si sarebbe sostituito ’ez (issopo)
a ’izza (bacchetta). [19] Oltre Giovanni, tale figura (l’agnello) viene descritto in
At 8,32: «Il passo della Scrittura che stava leggendo era il
seguente: Come una pecora fu condotto al macello e come un agnello,
muto, di fronte a chi lo tosa, così non aprì la sua bocca»; e in 1Pt 1,19: «ma per mezzo del sangue
prezioso di Cristo, che ha svolto la funzione di agnello puro e senza
macchia». [20]
Cf R. E. Brown, La
morte del Messia, cit., 1526–1558. [21] Cf R. Vignolo, «La morte di Gesù nel vangelo di Giovanni», in PSV 32 (1995)125. [22]
Cf R.H. Light foot, cit., 319. [23] R.E. Brown, G. Barbagli, R. Fabris, B. Maggioni, R. Schnackenburg, Hoskyns – davey, E G. Bampfylde, N. Flanagan, A. Marchadour, Y. Simoens, ritengono che Gesù, con l’atto di reclinare il capo verso coloro che stanno presso la croce, vuole consegnare il Suo Spirito. R. Bultmann, invece, non vede in tale gesto nessuna allusione al dono dello Spirito Santo, ma lo reputa solamente come un sinonimo delle espressioni sinottiche. H. Strathmann lo vede come un sonno eterno di Gesù sulla croce. D. Senior interpreta che Gesù consegna il Suo Spirito al Padre come per indicare il Suo ritorno a Lui. X. Léon-dufour vede una doppia consegna del Suo Spirito: da una parte lo consegna al Padre come un segno del Suo ritorno e dall’altra lo consegna alla comunità che sta sotto la croce. [24] B. Maggioni, I vangeli, Cittadella, Assisi 1968, 1671. [25] Cf R. E. Brown, Giovanni, cit., 1187. [26] Cf I. De la Potterie., La passione di Gesù, cit., 148-149.
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