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NOTE CAPITOLO V

 

Capitolo I

Capitolo II

Capitolo III

Capitolo IV

Conclusione

 

 

 


[1] Non tutti gli esegeti concordano nel dire che il verbo u`yo,w (innalzare) viene usato dal quarto evangelista per indicare la morte di Gesù: alcuni sostengono che, il quarto evangelista ha usato il verbo u`yo,w per indicare semplicemente la morte fisica di Gesù,  senza attribuire ad essa nessuna efficacia ( R. H.Bernard); Cf  J. Dupont., Essais sur la Cristologie de Saint Jean, Burges 1951, 236-296. Altri basandosi su At 2,33; 5,31 in cui il verbo u`yo,w è impiegato per indicare l’innalzamento di Gesù nei cieli, pensano che anche in Giovanni il verbo u`yo,w abbia il significato simbolico dell’anticipazione dell’ascensione di Gesù Cf  R. Schnackenburg II, cit., 661; R.E. Brown, Giovanni, cit., 191-193; A. Vergote, Jean le Théologien III, 1: Le mystère de Jésus- Christ,  Paris 1966, 175. Altri ancora, in modo particolare W. Thüsing, ritengono che l’uso giovanneo del verbo u`yo,w indichi «l’intronizzazione regale di Gesù sulla croce» da cui deriveranno gli effetti salvifici, tra cui quello «dell’attrazione» (Gv 12,32) e «il dono della vita» (Gv 3,14-15) Cf  W. Thüsing, Die Erhöhung und Verherrlichung Jesu im Iohannesevangelium, Münster 1960, 36-37 egli nel suo libro riassume tre ipotesi in base alle quali l’evangelista Giovanni avrebbe impiegato il verbo u`yo,w: la prima ipotesi deriva da un rapporto contenutistico di tale verbo con Nm 21,8 in cui Mosè pone il serpente su un «segno», che è visibile alle persone per potersi salvare dalla morte. La seconda è in connessione con Is 52,13 in cui viene descritta l’esaltazione del servo sofferente da parte di Dio: «ecco, il mio servo avrà successo, sarà innalzato, onorato, esaltato grandemente». La terza invece si basa sullo studio di G. Kittel, in cui l’autore sottolinea il doppio significato di u`yo,w  dal verbo aramaico ’zd eqēf”: innalzare da una parte significa «uccidere», e dall’altra «risollevare», «consolare». E un altro verbo aramaico ’istallaq significa «essere portato in alto» e «andare via» Cf  G. Kittel, «’zd eqē» = u`ywqh/nai: gekreuzigt werden. Zur angeblichen antiocheniscen Herkunft des vierten Evangelisten», in ZNW 35 (1936) e Cf  anche G. Bertram, «u`yo,w», in GLNT XIV, 804; R. Schnackenburg, II, 655. Inoltre possiamo anche aggiungere a queste ipotesi quella di J. Schaberg e H. Holis: il primo autore vede un rapporto fra l’uso giovanneo di tale verbo e Dn 7,13 e 12,1 e il secondo considera l’uso letterale e figurato del verbo ebraico ns’,  che può indicare sia l’elevazione a uno stato di onore sia la morte di una persona appesa a un albero Cf   J. Schaberg, «Daniel 7,12 and the New Testamento Passion – Resurrection predictions», in NTS 31 (1985) 208-222; H. Holis., «The root of the Johannine Pun - U`YWQH/NAI» in NTS 35 (1989) 475 – 478.

 

 

 

[2] Cf  R. De Vaux, Le istituzioni dell’Antico Testamento, Marietti, Genova 1977, 165-167.

[3] Cf  J. Matteos-J. Barretto, Il vangelo di Giovanni, Cittadella editrice, Assisi 20004 , 184.

[4] Cf  R.E. Brown, Giovanni, cit., 175.

[5] R.E. Brown sospetta che i LXX abbiano tradotto con shmei/on soprattutto per mettere in rilievo il significato profondo del termine del quarto vangelo.

[6] Cf  I. De la potterie., La passione di Gesù, cit., 15.

[7] Cf  2Re 2,13; 6,7.

[8] Cf  Nm 32,35; Pr. 11,11.

[9] Cf  1Mac 12,36; 13,27; 14,37; Esd 9,9; 2Cr 33,14.

[10] Cf  Dt 8,14; 17,20; Is 3,16; Dn 11,36-37; Sal 65 (66),7; 74(75),5

[11] Cf  Es 15,2; Nm 14,17; 1Sam 2,1; 2Sam 22,47; 2Cr 5,13; Ne 9,5.

[12] Gen 24,35; 48,19. 

[13] Sal 26 (27),5; 60(61),2; Pr 18,10.

[14]  2Sam 22,49; Sal 17 (18),48; 26(27),6; 91(92),10.

[15] Cf  Gs 3,7;  1Cr 25,5;Gb 36,7; Sal 111(112),9.

[16] Cf  1Sam 2,10; 1Re 14,7; 16,2; Sal 88(89),3.19, lo stesso significato si trova  anche in 1Mac 8,13; 11,16; Dn 4,19;11,36, ma in questi casi il potere regale non deriva da Dio.

[17] Cf  1Mac 8,13; 11,16.

[18] Cf  2Sam 22,49.

[19] Cf  Sal 117(118),16; Is 52,13; Dn 12,1.

[20]  Cf L. Cilia, La morte di Gesù e l’unità degli uomini (Gv 11,47-53; 12,32), Bologna 1992, 49 -54.

[21] In 2Mac 6,28.31, nell’episodio del martirio di Eleazaro non abbiamo il sintagma «morire per» ma c’è solo il verbo «morire», il quale mette in evidenza che la morte di Eleazaro lascia un esempio nobile a vantaggio degli altri che devono morire per le leggi e per la patria.

[22] Cf  R.E. Brown, Le lettere di Giovanni, Cittadella, Assisi 1986, 613.

[23] Cf  A. Casalegno, «L’espressione “offrire la vita per” di Gv 10,11.15 nel contesto della soteriologia giovannea», in La redenzione nella morte di Gesù, Edizioni San Paolo, Napoli 2001, 93-94.

[24] Ricorre 416 volte in tutto il NT e manca completamente nella lettera ai Filippesi, Filemone e Giuda. Si trova 190 volte nei Sinottici e negli Atti degli apostoli, 143 volte negli scritti giovannei, 72 volte nelle lettere paoline e 13 volte nelle altre lettere.

[25] Cf  W. Popkes, EDNT  I, 320-322 .

[26]  Cf  I passi giovannei in cui Dio è il soggetto del verbo: Dio dà «tutto» al Figlio (3,35; 13,3;17,7) insieme «vita» (5,26) «potere» (5,27;17,2;), «giudizio» (5,22), «gloria» (17,22), «umanità» (6,37.39;17,6), «discepoli» (10,29;17,9.11.12.24;18,9), «parole» (12,49; 17,8), «opere» (5,36; 17,4) e «la passione» (18,11).

[27] Cf  I passi di Giovanni in cui è Gesù che dona agli altri: «il potere di diventare figli di Dio» (1,12), «la vita eterna» (3,16; 6,27.33.51; 10,28), «acqua viva» (4,10.14), «gloria» (17,22), «opere», «parole» (17,8.14), «dono dell’amore» (13,34), «pace» (14,27), e «Spirito Santo» (3,34; 14.16).

[28] Cf  H. Patsch, «u`pe,r» in DENT II, 1724–1727; in EWNT III, 948 – 951.

[29] Il NT la impiega nei seguenti sintagmi: la morte di Gesù “«per tutti» (2Cor 5,14ss; 1Tim 2,6; Eb 2,9; 1Tim 2,6); «per i peccatori» (Rom 5,6; 1Pt 3,18); «per il popolo» (Gv 11,50-52; 18,14)

[30] «per noi» (Rom 5,8; 1Tess 5,10; Tit 2,14; Ef 5,2; 1Gv 3,16), «per voi» (1Pt 2,21), «per i nostri peccati» (1Cor 15,3; Gal 1,4).

31] Cf  Rom 14,15: «non mandare in rovina col tuo cibo colui per il quale Cristo è morto».

[32] Cf  Gv 1,30; 6,51; 10,11.15; 11,4.50 – 52; 13,37-38; 15,13; 17,19; 18,14; 1Gv 3,16; 3Gv 1,7.

 [33] È l’unica volta in cui si rivolge alla comunità. Come Gesù «ha dato la Sua vita per» la comunità (1Gv 3,16) così l’offerta di Gesù diventa il modello da imitare dando la vita «per i fratelli» (1Gv 3,16). Cf  A. Casalegno, «l’espressione “offrire la vita per” di Gv 10,11.15 nel contesto della soteriologia giovannea» cit., 107.

[34] Cf  A. Oepke, «e[lkw», GLNT III, 468-470.

[35] Cf  R. Schnackenburg., Il vangelo di Giovanni IV, cit., 214.

[36] D. Marzotto., L’unità degli uomini, cit., 144.

[37] Raramente essa si riscontra nell’AT. L’espressione ebraica hayye ’olam (la vita dell’era eterna) corrisponde alla locuzione greca zoe aionios. In quelle rare volte che ricorre nell’AT, essa è usata nei termini della risurrezione dei morti (2Mac 12,43-44) o nel senso dell’immortalità dell’anima dopo la morte fisica (Sap 3,2-4; 5,15).

[38] Cf  Gv 1,4; 3,36; 5,24.26.29.40; 6,33.35.48.51.53.63; 8,12; 10,10; 11,25; 14,6; 20,31

[39] Cf  anche Gv 10,11.15.17.24; 12,25.27;15,13.

[40] Cf  S. Pancaro, «People of God in St. John’s Gospel» in NTS  16(1969-70) 116-123.

[41] Cf G. Bertram - K.L. Schmidt,  «e;qnoj», in GLNT III, 99 – 118.

[42] Cf  Gv 1,34.49; 3,18; 5,25; 10,36; 11,4.27; 19,7; 20,31.

[43] Cf  S. Pancaro, cit., 114-115.

[44] Cf  L. Cilia, La morte di Gesù…, cit., 63-65.  

[45] Cf  Nm10,35; Sal 52(53), 6-7; 58(59); 88(89),11; 91(92),10).

[46] Cf  Gen 49,7; Tb 3,4; Sal 105(106),27; Sir 48,15; Ger 9,15; 10,21;13,14; Ez 5,1-17; Zc 11,16.

[47] Per  l’approfondimento dei testi che presentano le caratteristiche del raduno dei dispersi  nel giudaismo  pre-giovanneo e nel Targum Cf  A. Serra, Contributi dell’antica letteratura giudaica per l’esegesi di Giovanni 2,1-12 e 19,25-27, Roma 1977, 337-369

[48] Riportiamo alcuni passi dove i profeti preannunciano il raduno del popolo di Dio Cf  Is 2,2-3; 11,12; 43,5; Ger 23,3; Ez 34,12-13; 37,21-22.26-28; Zc 14,16-21.

[49] Cf  I. De la Potterie, «L’emploi dynamique de eivj dans Saint Jean et ses incidences théologiques » , in Bibl 43(1962) 366-387. 375

[50] Cf  J.R. Harris- A. Mingana, a cura, The Odes and Psalms of Salomon, Oxford 1922, 169-171; M. L. Appold, The Oneness Motif  in the Fourth Gospel. Motif, Analysis and Exegetical Probe in to the Theology of John,  Tübingen 1976, 237-245.

[51] Cf A. Oepke – E. Stauffer, «eivj», in GLNT III, 243 – 304.

[52] La costruzione della frase «non solo….. ma anche…», che si trova anche negli altri tre testi giovannei, illumina la prospettiva universale della morte di Gesù (Cf  Gv10,16; 17,22; 1Gv 2,2).

[53] Cf  J. Jeremias, «avmno,j»,  in GLNT I, 917-925.

[54] Cf  Ap 5:6.8.12.13; 6:1.16; 7:9.10.14.17; 12:11;13:8.11;14:1.4.10;  15:3; 17,14;19:7.9; 21:9.14.22.23.27; 22:1.3.

[55] Allora la domanda che ci poniamo è: perché il quarto evangelista non ha preferito adoperare in Gv 1,29.36  il termine avrni,on, che è utilizzato ben 27 volte nel libro dell’Apocalisse per designare Cristo come l’agnello apocalittico e a volte anche per indicare l’agnello immolato? La risposta che ci danno gli autori è che, considerando la ricorrenza del termine avmno,j nei LXX, in riferimento al sacrificio degli agnelli, Giovanni ha preferito il termine avmno,j piuttosto che avrni,on, anche perché  il termine avmno,j  non sarebbe stato adatto per indicare Cristo come il guerriero trionfante e il condottiero che sconfigge i propri nemici.  Cf   R. Brown, Giovanni, Cit., 78; R. Infante, «L’agnello nel quarto vangelo», in RivBiblIt XLIII (1995) 331.

[56] Anche se nell’AT generalmente gli animali usati per il sacrificio espiatorio erano tori e capri (Lv 4,1-5; 9,2-4; 16; 23), in diversi testi possiamo notare che nei riti d’espiazione veniva usato anche l’agnello (amnos), sopratutto nei riti d’espiazione giornaliera e perenne in cui venivano sacrificati due agnelli, uno al mattino e l’altro alla sera (Cf  Es 29,38-42; Nm 28,3-8). Ci si serviva dell’agnello anche nei riti della purificazione per rimettere i peccati (Lv 12,6-8; 14, 10-25; Nm 6, 12.14). Quindi, sulla base di questi passi, possiamo dire che l’agnello poteva essere usato come animale sacrificale per rimettere i peccati.

[57] CH. Dodd., Interpretazione del quarto vangelo,cit., 297ss; J. Steinmann, Giovanni Battista e la spiritualità del deserto,  Torino 1973, 61.

[58] Cf  R.E. Brown, Giovanni, cit., 77.

[59] Cf  C.K. Barrett, «Lamb of God», in NTS 1(1954-1955) 210-218.

[60] Questa ipotesi viene scartata da CH. Dodd perché i detti del Battista in aramaico non costituiscono una prova certa che egli abbia indicato Gesù come talyâ. Nei LXX  amnos non traduce mai talyâ né esistono esempi di talyâ come traduzione aramaica di ‘ebed. Cf  CH. Dodd, L’interpretazione… , cit., 296.

[61] Anche questo punto va verificato, perché, nel vangelo di Giovanni, Gesù non è descritto come servo sofferente, ma tutta la Sua vita è orientata verso l’ora della glorificazione, perciò quest’ipotesi potrebbe contraddire la teologia giovannea.

[62] Cf  R.E. Brown, La morte del …. Cit., 957.

[63]Alcuni sostengono che Giovanni si riferisca al Salmo 33,21 riguardante la sofferenza del giusto e la sua liberazione dichiarata e compiuta nella crocifissione  Cf  CH. Dodd., L’interpretazione….,cit.,  294.

[64] Si nota che il termine usato in Es 12,46 è probaton (pecora), in  Gv 1,29 troviamo amnos (agnello), ma alla luce di Is 53,7 dove questi termini sono impiegati  alternativamente, R.E. Brown pensa che essi possono essere usati come sinonimi. Cf  R.E. Brown., Giovanni,cit., 82.

[65] L’interpretazione di Gesù come agnello pasquale viene trattata già nella prima predicazione del pensiero cristiano: «…Cristo nostra Pasqua è stato immolato» (1Cor 5,7b), così pure nelle parole di Pietro: «…ma col sangue prezioso di Cristo, sacrificato come un agnello puro e senza macchia» (1Pt 1,19). Anche questi passi extra-giovannei possono aiutarci a farci capire come tale interpretazione del quarto evangelista, che ci presenta Gesù come l’agnello pasquale, sia abbastanza plausibile.

[66] Cf  F.M. Braun, Jean le théologien.II : Les grandes traditions d’Israel et l’accord des Ecritures selon le quatriéme Evangile, Paris 1964, 64-86.

[67] Cf  R.E. Brown, Giovanni,cit., 73; J. Matteos – J. Barreto, Il vangelo di Giovanni…,cit., 94

[68] Cf  Gv 2,16; 5,8.9.10.11.12; 8,59;10,18; 11,39.41.48; 15,2; 17,15; 19,15.31.38;20,1.2.13.15

[69] Cf  B. Maggioni, «Il peccato in S. Giovanni (Gv e 1Gv)», in La Scuola Cattolica 106 (1978) 235 – 252; S.A. Panimolle, L’evangelista Giovanni. Pensiero e opera letteraria del quarto vangelo, Borla, Roma 1985, 344-348

[70] In 1Gv 3,5 troviamo l’espressione «togliere i peccati», in cui il termine a`marti,a è al plurale.

[71] Nel quarto vangelo il termine ko,smoj è usato con tre significati: 1) Il «mondo» è l’opera di Dio ed è venuta all’esistenza per mezzo del Verbo cioè per indicare la creatura di Dio (Cf  Gv 1,3.10; 17,24). 2) In secondo luogo indica l’umanità peccatrice, bisognosa di redenzione e di salvezza (Cf  Gv 3,16; 17,21.23). 3) In terzo luogo indica la realtà tenebrosa animata da Satana (Cf  Gv 12,31; 14,30; 16,11). Per l’approfondimento del tema ko,smoj in Giovanni Cf  N.H. Cassem, «A grammatical and Contextual Inventory of the Use of  “kósmos” in the Johannine Corpus with some Implications of a Johannine Cosmic Theology», in NTS 19 (1972-1973), 81-91; H. Sasse, «kósmos» in TWNT V , 946-951.

[72] Possiamo incontrare tale concetto anche nelle lettere paoline .Cf   Rm 3,9s; 11,32; Gal 3,22.

[73]  J. Matteos – J. Batteto interpretano che Gesù toglie il peccato del mondo con il battesimo che avrebbe dato nello Spirito Santo. Vedono uno stretto rapporto fra Gv 1,29 e 1,33. Cf  J. Matteos – J. Barreto.,  Il vangelo di Giovanni…., cit., 99.  

[74] Cf  I. De la Potterie,  La passione di Gesù….., cit., 146.

[75] Oltre a questi legami letterari fra le due pericopi, possiamo vedere anche quegli tematici cioè cristologico e pneumatologico che connettono strettamente l’una all’altra Cf    I. De la Potterie, Studi di cristologia …, cit., 176.

[76] Sulle molteplici interpretazioni rispetto all’uscita di sangue ed acqua dal costato trafitto di Gesù Cf  E. Malatesta, «Blood and water from the pierced side of Christ (Jn 19,34)», in Segni e Sacramenti nel vangelo di Giovanni, Ed. Anselmiana, Roma (1977) 165–181.

[77] Molti studiosi  affermano che dal cadavere di una persona appena morta, se in posizione verticale, possono uscire sangue e acqua. Cf  P. Barbet, La passione del Nostro Signore Gesù Cristo secondo il chirurgo,  Lice, Torino 1951; A. F. Sava, «The wound in the side of Christ», in CBQ 19 (1957) 343–346; G. Richter, «Blut und Wasser aus der durchborten Seite Jesu (Joh 19,34b)», in Studien zum Johannesevangelium, Pustet, Regensburg (1977) 120-142.

[78] Per il significato simbolico dell’acqua Cf  G. Stemberger, La simbolica del bene e del male in San Giovanni, Edizioni Paoline, Milano 1972, 185-212.

[79] Cf  D. Senior, La passione di Gesù nel ……., cit., 128.